Gioia Mia

Margherita Spampinato

90'

Drammatico

2025

Italia

-

Gioia mia – Un’estate particolare

10 Dicembre 2025

Giulia Galbiati

Si preannuncia catastroficamente noiosa l’estate del giovanissimo Nico, ospite di un’anziana zia in Sicilia, tra santini e croci, mobili antichi, caldo asfissiante, nessun amico e soprattutto niente wi-fi.

Inizialmente chiuso in se stesso, oltre che dentro casa, Nico imparerà a coltivare quella noia con la curiosità, aprendosi a nuove amicizie, scoprendo chi si cela dietro i misteriosi spiriti che aleggiano nella casa e riceverà la rivelazione di un segreto che cambierà per sempre il suo rapporto con la zia.

Così diversi, anagraficamente e geograficamente (Nico viene dal nord mentre la zia Gela – un’Aurora Quattrocchi di rara precisione emotiva – è siciliana) i due protagonisti dopo le prime schermaglie e incomprensioni si riconosceranno ciascuno nel dolore – così uguale – della perdita di una persona cara.

Nel cortile di casa Nico conoscerà Rosa, che sembra impersonare la bambina con il pallone in mano del famoso scatto di Letizia Battaglia,  imparerà a prendersi cura, a cucinare, a chiedere scusa.

Come le giornate di Nico anche il film ingrana piano piano, da un iniziale silenzio che sembra seguire i movimenti interiori del protagonista a un commento musicale appena accennato e che sfocerà poi in un tripudio di gioia tra le onde del mare nella bellissima scena finale.

Tra rimandi tematici a Ettore Scola (le lenzuola stese in terrazza di Una giornata particolare) ed echi di Archibugi e Torre – per non dire Truffaut -, la regista esordiente Margherita Spampinato abbassa la telecamera all’altezza del piccolo protagonista a cui finiamo per aderire tutti, come spettatori, perché tutti siamo stati bambini, tutti siamo stati parcheggiati da una zia o una nonna per l’estate, tutti ci siamo sentiti fuori posto lontano da casa.

Indimenticabili e adorabili le amiche di zia che portano in fila indiana i dolci per il lutto (di un cane? Certo! l’amore è amore – il migliore inno queer è detenuto dalle nonne) o tentano di riappacificare i due bambini come registe teatrali di quel faticosissimo cimento che è la giovinezza.
Ma sono personaggi anche le tovaglie antiche, le tende, i tavoli e gli armadi troppo alti, gli interni ripresi con una fotografia calda come la nostalgia dell’infanzia. 

Un film che si colloca per chi scrive a pieno titolo tra i più attenti e delicati racconti di formazione degli ultimi anni.

condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *