Mr. Nelson, Did You Kill People?

Shinya Tsukamoto

116'

Guerra

2026

Giappone, Stati Uniti, Thailandia, Vietnam

Venezia 83. Concorso

Mr. Nelson, did you kill people? – Nemico interno

4 Settembre 2026

Tommaso Rubechini

Allen Nelson (Rodney Hicks) è un giovane afroamericano, veterano del Vietnam, appena tornato in patria dopo un lungo periodo passato a combattere
nella giungla. Vive da solo per strada, con l’unica compagnia di un gatto grigio, e la sua psiche è martellata dal PTSD (Disturbo post-traumatico da stress). Un’ ex compagna di scuola, diventata maestra, lo invita in classe per esporre la propria esperienza ai suoi giovani alunni e, proprio qui, messo di fronte all’innocente domanda del titolo, Nelson inizierà un lento percorso di risalita dagli orrori e dalla brutalità di cui, suo malgrado, si è reso protagonista.

Il visionario cineasta giapponese Shinya Tsukamoto (Tetsuo, Bullet Ballet), porta a Venezia un biopic crudo e opprimente, tutto incentrato sul trauma psicologico. La violenza subita – e poi perpetrata – e la crisi di identità, temi cardine del suo cinema fin dai primi lungometraggi, sono la base anche di questo suo nuovo adattamento, tratto dall’omonima autobiografia del soldato Nelson, testimone della barbarie americana in guerrq.  Mr. Nelson did you kill people? chiude una trilogia ideale, iniziata con Fires of the Plan e Hokage, sulle conseguenze che la guerra lascia in eredità non solo a chi l’ha vissuta in prima linea, ma anche alle generazioni a seguire.

Questa catena generazionale gocciolante di sangue può essere interrotta solo esorcizzando, tramite il racconto, lo spaventoso ricordo di ciò che è stato fatto. Un’operazione razionale, volontaria, che possa mettere in contatto mente e corpo, l’esatto contrario di ciò che invece accade nell’addestramento dei Marines, dove al soldato, psicologicamente regredito a una tabula rasa, viene insegnato solo a non pensare, a eseguire gli ordini e uccidere.

Nelle scene del conflitto in flashback, dove va in scena un copione orrorifico di distruzione sistematica dei villaggi e massacro di civili, è impossibile non ritrovare la suggestione di alcune delle pellicole che hanno fatto la storia del genere, dove il GI Joe americano ha smesso di apparire come difensore della libertà mostrando il volto di assassino.

Partendo da Platoon, capolavoro del veterano Oliver Stone (due volte inviato in Vietnam nel 1967 e 1968), il primo film a rappresentare una ricostruzione del massacro di My Lai, fino alle indimenticabili scene di esercitazione in Full Metal Jacket (S. Kubrick), dove la deumanizzazione diventa il fulcro cardine per creare la perfetta macchina della morte. La camera di Tsukamoto mostra i combattimenti, soffermandosi sulle stragi e non risparmiando allo spettatore una certa dose di gore, marchio di fabbrica del regista. Ma al posto di una becera spettacolarizzazione del conflitto, si annida tra il sangue e il fango la ferrea convinzione che non esistano guerre pulite, e che a dominare sul campo di battaglia siano solo la crudeltà e l’annichilamento.

Se la prima parte e la seconda parte, complice anche un montaggio che si sposta con continuità tra vari piani temporali, risulta efficace nel calare lo spettatore nella storia, il terzo atto rallenta improvvisamente, condensando in poco tempo numerosi avvenimenti importanti nella vita di Nelson.

Il film finisce così per affaticarsi un po’, di scena in scena, cercando una conclusione si direbbe “a effetto”, che sembra sempre prossima ad arrivare ma che viene invece costantemente ritardata, perdendo così gradualmente in termini di forza. Al di là di alcune scelte forse meno ispirate, come il ruolo riservato a Geoffrey Rush, Mr. Nelson, Did You Kill People?​ mantiene l’inconfondibile forza vitale del cinema del suo autore, scavando nella parte più oscura dell’umanità, senza mai scordarsi che, proprio nel mezzo dell’inferno sulla terra, un incontro casuale con la vita può risvegliare il mostro dal suo sanguinario incantesimo.

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