Il Grande Giaffa
Marco Santi
100'
Drammatico
2026
Italia
SIC - Settimana Internazionale della Critica
Il Grande Giaffa – Essere qualcuno, sembrare qualcuno
Per diventare qualcuno, forse, basta che gli altri decidano di vederti. È da questo paradosso che prende forma Il Grande Giaffa, film d’esordio di Marco Santi che ha aperto fuori concorso la 41ª edizione della SIC – Settimana Internazionale della Critica all’83. Mostra del Cinema di Venezia.
Una commedia grottesca e onirica che, attraverso la trasformazione del suo protagonista, riflette sull’identità, sul potere dello sguardo altrui e su quel particolare meccanismo per cui la fama può nascere anche in assenza di un autentico talento. Giacomo Falta (Edoardo Pesce) è un giornalista di scarso successo, incapace di affermarsi tanto sul lavoro quanto nella vita privata. In un mondo che sembra non vederlo e che lo considera un perdente, Giacomo è alla ricerca di un’identità che non riesce più a riconoscere. L’incontro con il Grande Giason (Roberto Zibetti), carismatico attore teatrale idolatrato dalle folle, diventa allora l’occasione per cambiare vita: Giacomo decide di indossare una maschera e di trasformarsi in qualcun altro. Una scelta che nel corso di una notte lo porterà a mettere in discussione tutto ciò che credeva di essere, anche grazie all’incontro con Isabel (Carlotta Gamba).
Marco Santi, classe 1990, già regista di videoclip e del corto Clara, ambienta il suo primo film in una periferia atemporale e oscura, che potrebbe trovarsi in qualsiasi città d’Italia. Attraverso una fotografia dai colori molto scuri e una colonna sonora caratterizzata da atmosfere sospese, tutto il film sembra essere un sogno del protagonista, il cui sguardo, portamento e persino nome, col passare del tempo, si trasformano per assomigliare sempre più al Grande Giason, che è allo stesso tempo suo antipodo e alter ego.
La riflessione esistenziale sulla ricerca del sé si intreccia inesorabilmente con quella sulle ragioni del successo. Se Giacomo è ignorato da tutti, il Grande Giason ha costruito intorno a sé un fascino magnetico e persuasivo. Eppure, osservandoli più da vicino, nessuno dei due sembra avere qualcosa di particolarmente interessante da dire. Da qui nasce una delle domande più interessanti del film: come si costruisce la seduzione collettiva intorno a una persona apparentemente ordinaria? E che cosa rende davvero qualcuno degno di essere guardato?
La risposta sembra richiamare direttamente una delle ossessioni della letteratura di Pirandello, da Uno, nessuno e centomila a Il fu Mattia Pascal: l’identità non dipende soltanto da chi siamo, ma anche dall’immagine che gli altri costruiscono di noi.
Giacomo scopre così che per diventare qualcuno potrebbe essere sufficiente sembrare qualcun altro.
Interessante in questo senso è il ruolo di Isabel, una ragazza sbandata che, affascinata dalla nuova identità di Giacomo, finisce per affidarsi completamente a lui. Anche lei diventa così parte di quel meccanismo di fascinazione che il film mette in discussione: chi viene guardato acquista potere, mentre chi guarda finisce per diventare spettatore passivo.
Proprio in questo senso, pur muovendosi fuori dal tempo, Il Grande Giaffa finisce per parlare anche del (e al) nostro presente: un’epoca in cui chiunque, pur senza avere un particolare talento, può diventare famoso, può diventare virale, anche se per un brevissimo tempo. I 15 minuti di celebrità profetizzati da Andy Warhol sono diventati oggi 15 secondi, grazie ai reel, ai tiktok e ai trend che ogni giorno condividiamo perché, come grida il Grande Giason, «tutte le cose sono particolarmente belle se non le guardi con troppa attenzione».