Ink

Danny Boyle

116'

Biografico, Drammatico

2026

Regno Unito, Francia, USA

Ink di Denny Boyle – Mare d’inchiostro

2 Settembre 2026

Tommaso Rubechini

Nella Londra di fine anni ’60, lo spietato magnate australiano Rupert Murdoch (Guy Pearce), decide di ampliare il suo business entrando con forza nel regno dell’informazione inglese. Come ariete si servirà di Larry Lamb (Jack O’Connell), un predatore dal cognome d’agnello, precedentemente collaboratore del Daily Mail, a cui verrà affidato completo potere sul neonato The Sun, il “nuovo Sole” pronto a sorgere sull’orizzonte del giornalismo globale.

Il regista inglese Danny Boyle (Trainspotting, 28 Giorni Dopo) apre il Concorso del 83. Mostra del Cinema di Venezia con un film tagliente come un foglio di carta ad alta grammatura, in grado di ricordarci i punti di forza del suo cinema, da sempre volto ad una lettura critica e profondamente disincantata del nostro presente. Adattando l’omonimo spettacolo teatrale di James Graham, andato in scena nel 2017, Ink riavvolge le lancette del tempo per analizzare la particella d’origine di una specifica tipologia d’informazione destinata a diventare un modello quasi totalizzante. Boyle seziona la struttura del The Sun con la destrezza di un anatomista alle prese con un corpo umano, analizzandone gli organi interni, ognuno con una sua specifica funzione, ma insieme protesi verso la pubblicazione d’insieme di un giornale in grado di contenere tutto ciò che negli altri quotidiani britannici era assente.

Nella ricerca senza regole della New Sensation, la ricetta perfetta che possa sancire il dominio del giornale sulla concorrenza, l’asticella viene spostata sempre più in alto, fino a non poter più essere difesa nemmeno dai suoi stessi creatori. ‘Win, Free and Love’, le tre parole d’ordine inserite perennemente nelle prime pagine del quotidiano, appaiono come inquietanti moniti di un mondo dell’informazione corrotto e tragicamente contemporaneo.

Non ci troviamo più nella redazione del Washington Post di Woodward (Robert Redford) e Bernstein (Dustin Hoffman), i reporter eroi di Tutti gli uomini del Presidente (Pakula, 1976), ma in una ciurma di reietti.

I giornalisti che lavorano per Lamb, e da lui personalmente selezionati, sono i nuovi pirati del giornalismo, i bucanieri che solcano mari d’inchiostro, pronti ad abbordare la corazzata The Mirror, al tempo il quotidiano più letto d’Inghilterra, e simbolo del decadimento della vecchia nobiltà dell’informazione con sede a Fleet Street. Il Larry Lamb di O’Connell, che si riconferma come uno dei volti più interessanti del cinema contemporaneo, è ossessionato da una falsa idea di rivalsa contro il suo vecchio datore di lavoro. Pronto a ricavarsi un proprio spazio vitale con le unghie e con i denti se necessario, è anche pienamente convinto del potere esercitato dalla Storia sulla verità. Come sarà lui stesso ad affermare, parlando della curiosa cicatrice che gli solca la fronte, quel che conta non è ciò che accade ma è come lo si espone. La sua perfetta controparte, la reporter donna Jules Davies (Claire Foy), personaggio non realmente esistito ma amalgama di varie giornaliste susseguitesi al The Sun, è costretta a combattere a sua volta contro i pregiudizi di un mondo profondamente maschilista. I suoi preziosi consigli, che nascondono la speranza di un tipo di informazione rivolta alle donne che non si limiti a pubblicità mirate alla moda e ai corsi di cucito, diventerà, nella mano corrompente di Lamb, un’arma a doppio taglio in grado di rallentare, ma non di fermare interamente, il progresso del giornalismo.

La macchina da presa di Boyle si muove in modo fluido attraverso gli oscuri e claustrofobici corridoi della redazione, spesso illuminati da acide luci a led in grado di tagliare la perenne coltre sollevata dal fumo delle sigarette, consumate ossessivamente nelle inquadrature.

Un montaggio cinetico, violento, a supporto del serrato botta e risposta nella scrittura dei dialoghi, testimonia altresì l’applicazione di una logica di guerra nel campo dell’informazione. Le terminologie utilizzate, le stesse motivazioni messe in campo, il denaro e la vendetta, come sostenuto dallo stesso Murdoch, sembrano destinate a non poter lasciare vincitori sul campo di battaglia del giornalismo, ma solo una schiera di sconfitti.

Dopo aver consumato il mercato inglese, la venefica ricetta del The Sun è pronta a venire esportata in tutto il resto del mondo, corrompendolo con i suoi miasmi e facendo sì che il sensazionalismo dei titoli in grassetto e dei corsivi, possa trovare applicazioni di facile successo in tutti i media futuri, fino alla consacrazione definitiva con internet e gli odierni social network.

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